Colpisce con una pietra fidanzata di 13 anni, fermato, lei in coma

aprile 8th, 2011 by luca1977

A scatenare la rabbia del ragazzo sarebbero stati motivi sentimentali. Dopo l’aggressione il minore e’ fuggito ma è stato rintracciato dalla polizia

Il luogo in cui un ragazzo di 17 anni ha colpito con una pietra alla testa la fidanzata di 13 anni a Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA – L’ha colpita alla fronte con una pietra con una violenza inaudita, assurda. Adesso una ragazzina di 13 anni lotta tra la vita e la morte nel reparto di rianimazione degli Ospedale Riuniti di Reggio Calabria mentre il suo aggressore, che tra un mese compira’ 18 anni, e’ in un istituto di prima accoglienza con sulle spalle il fardello di un’accusa per tentato omicidio. Teatro della tragedia San Giovanni di Sambatello, frazione collinare a nord di Reggio Calabria, dove vivono i protagonisti di questa assurda vicenda.

Lei e’ poco piu’ di una bambina. Lui e’ un giovane ”difficile”, con alcune denunce per piccoli fatti alle spalle e che nella sua ancora breve vita ha vissuto per lunghi periodi in svariate comunita’ a causa di una situazione familiare ”problematica”. Le famiglie abitano vicino e si conoscono da anni. Non hanno rapporti con la criminalita’ organizzata, che pure anche in queste zone e’ presente.

I due ragazzi, nel pomeriggio di ieri, salgono sullo scooter del giovane e si allontanano dalle loro abitazioni. Tra i due c’e’ un sentimento di affetto. O almeno e’ quello che prova la ragazzina. Poi, quando i due si fermano e restano soli, succede qualcosa. Forse lui le chiede un bacio, forse qualcosa di piu’ e lei si rifiuta. Oppure lui e’ geloso di qualcun altro. Su questo le indagini devono fare ancora chiarezza. Fatto sta che lui ha uno scatto d’ira improvviso. Prende una grossa pietra e colpisce con ferocia la ragazzina alla fronte. Lei cade riversa in una pozza di sangue.

Il ragazzo, a questo punto, probabilmente realizza quello che ha fatto e prova a mettere rimedio. Copre il corpo della tredicenne con una grossa lastra di pietra. Perche’ lo faccia non e’ ancora chiaro. Forse per simulare un incidente. O forse solo per nascondere il corpo. In ogni caso abbandona la ragazzina al suo destino e se ne va.

Arrivato a casa, pero’, non riesce a far finta di niente. Va dai familiari della ragazzina e racconta che l’amica e’ ferita, ma senza entrare nei dettagli. Il ragazzo indica anche il luogo dove si trova il corpo della giovane.

Quando i familiari della ragazzina la trovano chiamano immediatamente il 118 che soccorre la tredicenne e la porta d’urgenza agli Ospedali Riuniti. La polizia si mette subito alla ricerca del diciassettenne, che nel frattempo si e’ allontanato da casa. Gli agenti sanno che i due ragazzi erano insieme fino a poche ore prima. Le ricerche non durano molto. Il giovane viene individuato in un casolare nella disponibilita’ della sua famiglia, situato a poca distanza dalla sua abitazione. E’ il patrigno a convincerlo a seguire gli agenti in Questura. Per ore il ragazzo viene interrogato.

Ed alla fine, stamani, scatta l’arresto per tentato omicidio. In quelle stesse ore, la ragazzina viene sottoposta ad un delicato intervento chirurgico. La pietrata le ha ”sfondato le orbite con conseguente vasto ematoma intracranico e la mutilazione dei padiglioni auricolari”. Una situazione grave. Gli stessi medici non nascondono che le sue condizioni sono molto gravi anche se adesso stabili. Il padre, agente di un istituto di sorveglianza, e gli altri familiari per tutto il giorno hanno stazionato nella sala d’attesa del reparto di rianimazione dove la ragazzina e’ ricoverata in stato di coma. Il loro e’ un dolore silenzioso, carico di speranza. Qualcuno invoca la grazia divina, mentre la piccola lotta con tutte le sue forze per non cedere alla morte.

Roma, è allarme sicurezza Secondo stupro in pieno centro

febbraio 19th, 2011 by luca1977

Dopo la turista americana violentata pochi giorni fa da un rumeno, una ragazza spagnola è stata aggredita la scorsa notte. Due uomini, forse italiani, l’hanno stuprata in strada, tra due auto parcheggiate. Le denunce di stupro sono in calo e le violenze avvengono per lo più in casa, ma i casi come questi riaprono il dibattito sulla sicurezza delle città

Roma – Il centro delle città è davvero sicuro? Le statistiche parlano di violenze sessuali in calo e dicono che la maggior parte degli abusi avviene in famiglia, ma quando gli stupri avvengono in centro città torna vivo il dibattito, mai chiuso, sulla sicurezza. Stavolta, a far discutere è Roma, dove, dopo la turista statunitense stuprata a Villa Borghese martedì, verso le 2 della scorsa notte una ragazza spagnola è stata aggredita e violentata in strada a Trinità dei Monti. La 23enne ha raccontato di essere appena uscita da un locale in via San Sebastianello, quando è stata bloccata da due ragazzi, probabilmente italiani. L’hanno trascinata tra due automobili parcheggiate e lì, mentre uno dei due la teneva ferma, l’altro l’ha stuprata. Poi è riuscita a tornare a casa, in periferia, dove è stata raggiunta dal fidanzato che l’ha portata al Pronto Soccorso dell’ospedale Vannini.

Due stupri in pochi giorni Su questo caso sta ora indagando la polizia, ma già martedì scorso sulle pagine di cronaca è finita la storia di una turista statunitense violentata da un clochard rumeno, 29 anni, che le si è presentato con il nome di Giulien. Parlando in inglese, l’uomo l’ha “abbordata” in piazza della Repubblica mentre faceva acquisti su una bancarella. Poi si è offerto di aiutarla a cercare un posto dove dormire e l’ha portata a villa Borghese. Qui l’ha spinta all’interno di una cabina elettrica e l’ha violentata, prima che la donna riuscisse a scappare e chiedere aiuto. L’uomo è stato trovato e arrestato dalla polizia mercoledì pomeriggio nella stessa cabina dove è avvenuto lo stupro. Solo due giorni fa il sindaco, Gianni Alemanno, aveva tenuto il Colosseo acceso la notte come gesto simbolico di solidarietà nei confronti delle vittime di stupro.

Giornata contro violenza alle donne

novembre 25th, 2010 by luca1977

Tre milioni le donne a rischio ogni anno nel mondo. Il ministro Carfagna: “Il governo è impegnato a sostenere quella che diventerà la prima risoluzione Onu contro la mutilazione genitale femminile”

Roma – Per una volta la politica mette in secondo piano le polemiche e si unisce in nome di una battaglia che interessa tutti. Che deve interessare tutti, perché c’è in gioco la civiltà. L’occasione è fornita dalla “Giornata internazionale contro la violenza alle donne”. A Palazzo Chigi si è svolta una cerimonia particolare: una firma bipartisan contro le mutilazioni genitali femminili (Mgf). Ad apporla  il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, e la vicepresidente del Senato Emma Bonino. Due donne diversissime tra loro, accomunate dalla medesima battaglia. Entrambe hanno firmato il petalo rosa, simbolo della campagna mondiale contro le mutilazioni genitali femminili promossa, in Italia, dalle associazioni Aidos e Amnesty International.

Colpite 3 milioni di donne all’anno Una campagna, ha sottolineato la presidente di Aidos Daniela Colombo, che ha l’obiettivo di raccogliere ottomila firme al giorno. Tante quante sono, nel mondo, le bambine che in media rischiano di subire mutilazioni dei genitali: circa 3 milioni all’anno. In Europa sono 500mila le donne che hanno subito una qualche forma di mutilazione genitale, e sono 38.000 le donne straniere residenti in Italia e con regolare permesso di soggiorno (il dato è da considerarsi sottostimato) che nel loro Paese hanno subito questa terribile forma di violenza. Circa mille le bambine straniere che vivono nel nostro Paese che sono considerate a rischio.

Impegno per il diritto d’asilo Aidos e Amnesty hanno chiesto al ministro per le Pari opportunità un impegno affinché le vittime delle mutilazioni possano ottenere il diritto di asilo, la legge contro le Mgf sia rifinanziata, e affinché il suo dicastero mantenga la leadership su questa materia: “Non è materia per le Regioni” hanno spiegato. “L’Italia – ha risposto la Carfagna – è in prima linea nella lotta alle Mgf e nella richiesta di una risoluzione dell’assemblea generale dell’Onu per metterle al bando, grazie anche alla sensibilità del ministro degli esteri Franco Frattini. Speriamo di convincere i Paesi africani, finora piuttosto tiepidi”. “Questo è un momento cruciale della campagna contro le mutilazioni – ha detto la senatrice Emma Bonino – vogliamo una risoluzione entro l’anno. Cambiare si può: su 29 Paesi dove si praticano le Mgf, 19 hanno ottenuto una legge nazionale di interdizione”.

Schifani: rimuovere discriminazioni “Numerose le cause di tanta diffusa violenza – scrive in un messaggio il presidente del Senato Renato Schifani – a cominciare da quella domestica, spesso taciuta, che colpisce tutte le classi sociali in tutti i Paesi. Per affrontare questa piaga terribile occorre scardinare innanzitutto le dinamiche di discriminazione ancora presenti anche nella nostra società. “Dobbiamo tutti impegnarci per l’affermazione del rispetto della donna e della cultura della non violenza a partire dalle scuole”.

Finocchiaro: emergenza sociale “La violenza contro le donne è un’emergenza sociale, in Italia e nel mondo – dice Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato del Pd -. L’antidoto alle violenze fisiche e psicologiche che le bambine, le ragazze e le donne subiscono ogni giorno è soprattutto la prevenzione, attraverso la promozione di una cultura del rispetto della dignità femminile. La giornata di oggi deve servire per compiere passi avanti concreti in questa direzione”.

Lussana: serve clima culturale severo Secondo la Lega “la violenza alle donne si combatte con un clima culturale di severa condanna ad ogni forma di abuso, discriminazione e integralismo”. Lo sottolinea Carolina Lussana, vicepresidente del Gruppo del Carroccio alla Camera.

Piano nazionale contro violenza donne Il ministro Carfagna ha annunciato un piano contro la violenza alle alle donne, che sarà finanziato con 20 milioni di euro. “È un piano organico, di azioni sinergiche – ha spiegato la Carfagna – istituzioni, associazioni, tutti soggetti coinvolti lavoreranno ad un’azione congiunta per prevenire e contrastare la violenza sulle donne”. Il piano, ha ancora spiegato la Carfagna, servirà a mettere in rete tutti i centri antiviolenza, a potenziarli la dove ce ne fosse bisogno, nonché a potenziare il numero verde 1522

Domani è il decimo compleanno di Denise

ottobre 25th, 2010 by luca1977

La bambina è scomparsa a Mazara del Vallo a settembre del 2004

Domani è il decimo compleanno di Denise

Compira’ 10 anni domani la piccola Denise Pipitone, la bimba scomparsa a Mazara del Vallo l’1 settembre 2004.

E nel giorno del suo compleanno si terra’ la quinta udienza del processo per il sequestro.

Sono imputati la 22enne Jessica Pulizzi, sorella per parte di padre della bambina rapita, accusata di concorso in sequestro di minorenne, e il suo ex fidanzato Gaspare Ghaleb, 24 anni, italo-tunisino, al quale sono contestate false dichiarazioni al Pubblico ministero.

Dieci sono i testi citati dall’accusa per l’udienza di domani. Tra questi, un fratello di Denise, due cugini, uno dei quali e’ stato l’ultimo a vederla prima della scomparsa, e due cugine di Piera Maggio, madre della piccola sequestrata.

Savona, uccisa 30enne: accoltellata nel suo bagno Cadavere trovato dai figli

ottobre 16th, 2010 by luca1977

Il cadavere della donna, polacca, ma da tempo in Italia, è stato scoperto dai bimbi di 4 e 6 anni che hanno chiamato i vicini. Interrogati l’ex marito e il convivente. Secondo gli inquirenti a ucciderla è stata una persona che la conosceva bene con un coltello da pane

Savona – Macabra scoperta per due bimbi, Daniele e Jessica, di 4 e 6 anni, che stamattina hanno trovato la loro mamma, Kamila Lysadorska, accoltellata nel bagno di casa di Albissola marina, nel savonese. I vicini, avvisati dai bambini, hanno chiamato il 113. Quando i soccorritori sono arrivati, alle 7,45, hanno solo potuto constatare il decesso. Il sostituto procuratore Alessandra Coccoli ha già effettuato un sopralluogo e disposto l’autopsia sul cadavere.

Interrogato l’ex marito e il convivente Sul posto è arrivata anche la Polizia Scientifica di Genova e pare che ci sia già un’ipotesi sull’identità dell’assassino. Ci ha ucciso Kamila Lysadorska, infatti, è una persona che la conosceva bene e che conosceva soprattutto le sue abitudini. I vicini di casa hanno riferito di aver sentito le urla della donna che stava litigando con un uomo, nella notte, intorno alle tre. “Non ci siamo preoccupati di quei litigi” hanno affermato, perchè andavano avanti da tempo. Intanto la polizia ha ascoltato l’ex marito Roberto Pallotta, che di solito il venerdì incontrava la donna per prendere i bambini, e il convivente della donna. Pallotta ha lasciato la questura precisando di abitare lontano da Albissola e di non essere andato a prendere i figli ieri perché non era il suo turno di tenerli.

Aggredita in bagno Secondo una prima sommaria ricostruzione, la donna è stata aggredita in bagno e non avrebbe fatto in tempo a dare l’allarme col cellulare, che è stato trovato vicino al cadavere. Sulla porta di ingresso non ci sono segni di effrazione. La donna è stata colpita più volte con un coltello da pane seghettato, ma ad ucciderla sarebbe stato un fendente che l’ha raggiunta alla gola. Una ferita a braccio fa pensare che la vittima abbia cercato di difendersi.

Bimbi sono con gli assistenti sociali I figli della donna sono sotto la tutela della polizia. I due piccoli, in particolare Jessica che ha scoperto il cadavere della mamma in un lago di sangue, sono con gli assistenti sociali del Comune ed il personale dell’ufficio minori della questura nell’alloggio dei vicini di casa.

Morta donna romena colpita in metro Roma

ottobre 15th, 2010 by luca1977

Aggressore: sono stato sfortunato, non volevo Accusa diventa omicidio preterintenzionale

ROMA – E’ morta Maricica Hahaianu, l’infermiera romena di 32 anni colpita con un pugno venerdì scorso al termine di una colluttazione alla stazione della metropolitana Anagnina, a Roma. “E’ stato ufficializzato il decesso, dopo le 6 ore canoniche perché l’encefalogramma era ancora piatto. Ora hanno staccato la spina. Abbiamo firmato con i parenti, il decesso alle 15″. Lo ha detto l’avvocato di Maricica, Alessandro Di Giovanni che si trova all’ospedale Policlinico Casilino, insieme al marito Adrian e al fratello Giovanni”.

AGGRESSORE, IO SFORTUNATO SEMBRA UN FILM  – “Sono stato sfortunato, non volevo… mi sembra di vivere un film”. Questa è la frase detta da Alessio Burtone al suo legale Fabrizio Gallo riferita dallo stesso avvocato sotto casa del ragazzo. “Alessio da quando ha saputo che la donna era in coma irreversibile ha avuto un malore – ha raccontato il legale – abbiamo chiamato un medico che ha constatato che ha avuto problemi psicofisici da stress emotivo e gli ha dato dai farmaci ansiolitici. Tutta la famiglia sta molto male, abbiamo sperato fino alla fine…”.

ACCUSA AGGRESSORE E’OMICIDIO PRETERINTENZIONALE – “E’ già stato contestato l’omicidio preterintenzionale”. Lo ha riferito il legale di Alessio Burtone, Fabrizio Gallo,interpellato sul cambiamento del capo di accusa per il suo assistito dopo il decesso della ragazza romena. In merito all’ipotesi che il ragazzo, attualmente agli arresti domiciliari, sia incarcerato Gallo ha aggiunto: “E’ possibile”.

ALEMANNO, PURTROPPO MIRACOLO NON E’ AVVENUTO – “Ho appreso con grande dolore la notizia della morte di Maricica. Purtroppo il miracolo in cui speravamo ancora oggi pomeriggio non è accaduto”. Lo afferma, in una nota, il sindaco di Roma Gianni Alemanno. “Saremo vicini in ogni modo alla famiglia della vittima e con ancora più forza ribadisco che – ha concluso – è inaccettabile che l’omicida rimanga ancora agli arresti domiciliari”.

FRATELLO, VOGLIAMO AGGRESSORE IN CARCERE – “Vogliamo giustizia, vogliamo che l’aggressore vada in carcere”. A dirlo, in lacrime, in una intervista in esclusiva al Tg2, è Giovanni Petroiu, fratello della romena colpita al volto da un pugno. “Siamo distrutti .. nei nostri cuori, nella nostra testa. Siamo in una grandissima difficoltà – afferma in un italiano un po’ stentato -. Preghiamo sempre, siamo andati anche al Vaticano. Siamo dalla mattina alla sera in ospedale. Anche mio cognato è distrutto, è una cosa terribile. Non abbiamo parole. Lei lavorava come infermiera, era felice, era una grandissima donna, buona di cuore, di tutto”.

MARITO, LEI HA SALVATO VITE,NESSUNO LA SUA – “Mia moglie, più volte, ritirandosi a casa dopo il lavoro, mi diceva ‘siamo riusciti a salvare una vita’. Purtroppo stavolta nessuno è riuscito a salvare lei”. Sono le parole di Adrian, marito di Maricica Hahaianu, la donna in fin di vita dopo essere stata colpita con un pugno alla stazione metro Anagnina di Roma, riferite dal suo legale Alessandro Di Giovanni. Per i familiari di Maricica sono ore di angoscia e di attesa straziante al Policlinico Casilino di Roma. Con gli occhi gonfi per il pianto, Adrian, un uomo dagli occhi azzurri e la carnagione chiara, ha lasciato l’ospedale a bordo di una Bmw assieme al cognato, alla nipote, e alla sorella della moglie, la quale aveva avuto in mattinata un malore ed è soccorsa dal personale medico. La Bmw li ha ripostati a casa, in attesa di conoscere il destino di Maricica, che per i medici sembra ormai segnato. Si attende comunque, intorno alle 21:00, lo scadere delle sei ore previste dalla legge, al termine delle quali potrebbe essere decretata la morte clinica della donna.

CESSATA ATTIVITA’ CEREBRALE – Nessuna speranza per Maricica Hahaianu . Non è più tempo di miracoli per l’infermiera di 32 anni: per i medici del policlinico Casilino, dove la donna si trova ricoverata in rianimazione da venerdì scorso, non ci sono più speranze. Il pugno con il quale la donna è crollata a terra esattamente una settimana fa gli è stato fatale. Per Alessio Burtone, il giovane di 20 anni autore dell’aggressione, si profila un’accusa più grave: quella di omicidio preterintenzionale. Il capo di imputazione verrà modificato nel momento in cui i medici ufficializzeranno il decesso della donna. La procura di Roma, ieri, ha presentato ricorso al tribunale del riesame per chiedere l’emissione della custodia cautelare in carcere. Dal canto suo il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che si è recato in visita al policlinico Casilino ha chiesto “al procuratore che questo assassino venga portato in carcere e non agli arresti domiciliari”. Il sindaco è tornato a parlare anche del video che riprende gli attimi della colluttazione culminata con il pugno in pieno volto sferrato da Burtone. In merito alle polemiche sul mancato intervento dei passanti Alemanno ha dichiarato che “guardando bene il video si tratta di due o tre persone che possono anche essere cadute in un equivoco perché vedevano solamente una persona a terra e non avevano visto la colluttazione. Adesso spetta agli inquirenti valutare se c’é stata un’omissione di soccorso. Dopo un minuto comunque le persone si sono raccolte.

Poi c’é l’atteggiamento di questo sottufficiale di Marina – ha proseguito Alemanno – che è stato veramente encomiabile. Mi auguro che gli vengano dati tutti i riconoscimenti che merita dopo il suo atteggiamento”. E quella di oggi è stata certamente la giornata più dolorosa per i familiari di Maricica che sono rimasti fuori al reparto di rianimazione sperando in un miracolo. Adrian, il marito della donna, è rimasto in attesa anche se fin dalle prime ore della mattina, dal consueto bollettino medico, era chiaro che le condizioni della donna erano oramai compromesse. Il marito, accompagnato anche dal suo avvocato, Alessandro Di Giovanni, si é intrattenuto a parlare per alcuni minuti con il sindaco e con l’ambasciatore romeno. “E’ consapevole che non c’é nessun risentimento di tipo razziale o di intolleranza – ha riferito il sindaco ai cronisti -. C’é solo risentimento verso un pazzo che ha fatto questo gesto”. Intanto gli amici di Burtone, ragazzi del quartiere Cinecittà, si dicono convinti che Alessio “non l’abbia fatto apposta”. “Non è un assassino, lui e la sua famiglia sono brave persone”, raccontano.

Quando nel pomeriggio i carabinieri sono arrivati presso la sua abitazione per il consueto controllo tra molti serpeggiava il timore che potessero portarlo via. “L’ho visto nascere – dice dispiaciuta un’anziana signora del suo palazzo – spero non lo portino in carcere, è un ragazzino, non se lo merita”. Poi, mentre la famiglia si è chiusa nel silenzio attorno ad Alessio, il suo difensore dice che il giovane “non sta bene, non tanto per la paura del carcere, ma per i rimorsi. Gli è crollata addosso una cosa più grande di lui”.

Sarah, la cugina Sabrina indagata per occultamento di cadavere

ottobre 15th, 2010 by luca1977

Svolta nelle indagini per l’omicidio di Sarah Scazzi. Sarebbe iscritta nel registro degli indagati Sabrina Misseri, la cugina della 15enne di Avetrana uccisa lo scorso 26 agosto. La ragazza avrebbe avuto un ruolo nella fase di occultamento del cadavere.

La notizia, non confermata ancora da fonti ufficiali, arriva in serata dopo una lunga giornata trascorsa dalla ragazza nella sede della compagnia dei carabinieri di Manduria. Il suo interrogatorio sarebbe iniziato poco prima delle 17 ed è proseguito anche in serata. Non è confermata la voce di un confronto che ci sarebbe stato nella sede della stessa compagnia con il padre, Michele Misseri, che nella notte tra il 6 e il 7 ottobre, a 42 giorni dalla scomparsa di Sarah, ha confessato di essere l’autore dell’omicidio.

Sabrina Misseri, sentita inizialmente come persona informata dei fatti, da un certo momento in poi è stata assistita dall’avvocato Vito Russo, segnale che la sua posizione sarebbe mutata.

Questa mattina i carabinieri hanno portato in caserma Sabrina. Quando la giovane, che quel 26 agosto – giorno della scomparsa di Sarah – aspettava la cugina, è stata prelevata dalla casa in via Deledda ad Avetrana era incapucciata. Il prelevamento è avvenuto al termine di un’ispezione nel garage-cantina della villetta.

“Sabrina Misseri è stata portata in Procura solo per approfondimenti. Siamo ancora in una fase iniziale”, aveva detto all’ADNKRONOS il consulente della famiglia Scazzi, Luciano Garofano.

In caserma ci sarebbe stato un confronto tra Michele Misseri e Sabrina. Una notizia che non viene però confermata anche se è sospetta la circostanza che entrambi siano stati portati nella sede della compagnia dei carabinieri di Manduria.

Al sopralluogo effettuato stamane nel garage-cantina dell’abitazione di via Deledda dai Ris dei carabinieri e da altri militari del Reparto operativo era presente lo stesso Michele Misseri prelevato stamane all’alba dalla sua cella del carcere di Taranto. Si tratta del luogo nel quale l’uomo ha detto di aver strangolato la nipote.

Misseri è stato poi portato sul luogo dove ha fatto ritrovare il cadavere della nipote lo scorso 7 ottobre.

”E’ una indagine delicata, attendiamo gli eventuali sviluppi delle indagini e l’esito degli eventi. Non facciamo commenti”, è il commmento lapidario dell’avvocato Walter Biscotti, uno dei due legali della famiglia Scazzi.

Il marito le ha amputato il naso Adesso Aisha torna a sorridere

ottobre 13th, 2010 by luca1977

La ragazza, 18 anni, dopo aver subito ogni tipo di abusi dalla famiglia del marito, era scappata ed è stata condannata all’amputazione di naso e orecchie. Ora sfoggia sorridente una protesi, ma presto sarà sottoposta a un’operazione di chirurgia estetica

Los Angeles -  Quando ha ricevuto l’Enduring Heart Award dalle mani di Mary Shriver, moglie del governatore Arnold Schwarzenegger ed esponente del clan dei Kennedy, sfoggiava un sorriso smagliante, ma soprattutto un naso nuovo, anche se ancora un protesi. Protagonista è Bibi Aisha, la 18enne a cui il marito ha tagliato il naso.

La storia di Aisha A 16 anni, Aisha è stata costretta dal padre a sposare un talebano, spesso assente, ma la famiglia del marito la trattava “come una schiava”, come lei stessa ha detto, oltre a farla a dormire in una stalla con gli animali. Ha provato così a scappare, ma, scoperta, è stata condannata da un giudice talebano all’amputazione di naso e orecchie. Ad eseguire la condanna, lo stesso marito, che l’ha poi abbandonata sulle montagne del sud dell’Afghanistan, dove è stata ritrovata in fin di vita e trasferita a Kabul, grazie all’associazione Women for Afghan Women.

Un premio e un’operazione chirurgica Alla ragazza, il Time dedicò una copertina e ora ha ricevuto il premio, l’Enduring Heart Award appunto, che la fondazione Grossman Burn consegna alle donne coraggiose vittime della barbarie umana. E sarà proprio la fondazione californiana a finanziare l’operazione al nasoCome tutti, la fondazione californiana è stato scioccata dalla copertina di Time Magazine con il viso sfigurato della ragazza, che ha tentato di scappare dal marito talebano. Alla Shriver Aisha ha risposto con un sentito “thank you so much”, grazie mille, consapevole che nei prossimi mesi per lei la vita cambierà completamente. La ragazza era stata promessa in matrimonio a un talebano all’età di 12 anni e consegnata alla famiglia del promesso sposo,

Quando rischio e’ famiglia, 1 omicidio ogni 2 giorni

ottobre 7th, 2010 by luca1977

Movente passionale e’ prevalente, ma anche raptus e disturbi

Avviene nel contesto familiare il maggior numero di omicidi volontari in Italia: 171 dei 601 casi di uccisione nel 2008 si sono registrati in famiglia. Quasi uno ogni due giorni. E il movente passionale e’ quello prevalente (26,3%), seguito da interesse-denaro (23,4%), liti e dissapori (11,7%), raptus (11,7%) e disturbi psichici dell’autore (8,8%). I dati emergono dall’ultimo rapporto Eures-ANSA sull’omicidio volontario in Italia. A partire dalla seconda meta’ degli anni ’90, rileva il rapporto, il contesto delle relazioni familiari e’ il primo ambito omicidiario in Italia.

Significa che la famiglia ”uccide” piu’ della criminalita’ organizzata e di quella comune. Quello che sembrerebbe l’ambiente piu’ sicuro si scopre cosi’ essere in realta’ ricco di insidie: sono infatti i rapporti familiari a causare talvolta tensioni patologiche, odi, abusi, maltrattamenti, violenze psichiche e fisiche che sfociano non di rado in uccisioni. E si tratta di eventi difficili da prevenire e da contrastare. Negli ultimi sette anni sono state complessivamente circa 1.500 le vittime di queste situazioni esasperate.

Il contesto familiare anche nel 2008 e’ risultato dunque piu’ a rischio rispetto alla criminalita’ comune (135 omicidi) ed alla criminalita’ organizzata (128). Dal 2000 (226 omicidi in famiglia, l’anno record del decennio) ad oggi i numeri sono tuttavia in calo. Quasi la meta’ di questi delitti e’ avvenuta nel Nord (78 casi), ma in termini relativi i valori piu’ elevati si registrano in Calabria (14 vittime, pari a 7 per milione di abitanti). In circa un terzo di questi omicidi (56 casi) la vittima e’ il coniuge-convivente; la donna e’ colpita nella maggior parte dei casi, cosi’ come e’ uomo il killer in prevalenza (nell’80% dei casi). Quando la vittima e’ una donna questa quota sale al 92%. Nella relazione genitori-figli si consuma un omicidio familiare su quattro (22 genitori uccisi dai figli e 21 figli uccisi dai genitori). Questi eventi si distribuiscono in maniera sostanzialmente omogenea tra piccoli e grandi comuni; significa che le criticita’ che investono la famiglia sono rilevabili sia nei contesti urbani che nelle piccole comunita’. Il 60% delle vittime e’ rappresentato da donne. L’omicidio in famiglia sembra colpire in misura piu’ frequente gli anziani, i minorenni sono solo il 10%. I casi di killer che riprendono la vita quotidiana cercando di sfuggire alla giustizia dopo l’uccisione sono il 10%.

“L’ho violentata dopo averla ammazzata”. Lo zio di Sarah crolla e confessa l’omicidio

ottobre 7th, 2010 by luca1977

E’ stato recuperato in un pozzo il cadavere di Sarah Scazzi, la ragazza di 15 anni scomparsa lo scorso 26 agosto. Pozzo situato in un podere non lontano dalla strada provinciale tra Avetrana e Nardò, ma vicino anche a una arteria che conduce a San Pancrazio Salentino, tra le province di Taranto, Lecce e Brindisi.

Il corpo “è scarsamente riconoscibile”, ha affermato il procuratore capo della Repubblica del Tribunale di Taranto, Franco Sebastio, anche perché è rimasto in acqua per oltre 40 giorni. Al fine di un riconoscimento certo del cadavere la Procura di Taranto sarà effettuata l’autopsia.

La svolta nelle indagini è giunta al termine di una giornata durante la quale lo zio della ragazza, Michele Misseri di 53 anni, sottoposto a un lunghissimo interrogatorio iniziato ieri mattina nella sede del Comando provinciale dei carabinieri di Taranto, alla fine ha confessato di aver ucciso la nipote. Da indiscrezioni risulta che l’uomo avrebbe detto di aver strangolato da dietro la nipote uccidendola e poi l’avrebbe violentata.

“Allo stato attuale non ci sono altri indagati ma ulteriori aspetti di indagine sono degni di approfondimento”, ha detto ancora Sebastio. Il procuratore ha subito chiarito che “il verbale di interrogatorio è stato secretato”.

Il cadavere, ha spiegato il procuratore capo Sebastio, è stato ritrovato in una cisterna interrata per la raccolta di acque piovane che ha un passaggio largo poche decine di centimetri, ricoperto di foglie e pietre, in modo tale da non poter essere visto a occhio nudo e neanche individuato calpestandolo. Le operazioni di recupero sono durate molte ore. “Riteniamo che la ragazza non abbia sofferto prima di morire. Tutto l’evento è avvenuto in un lasso di tempo molto ridotto”, ha sottolineato poi Sebastio. Prima della morte la studentessa non avrebbe subito violenza, anche se questo aspetto dovra’ essere accertato. Su quello che è avvenuto dopo il decesso, su dove con precisione sia avvenuto e sulla eventuale copertura o consapevolezza dei parenti più prossimi, di Michele Misseri, il procuratore non si è pronunciato trincerandosi dietro la secretazione del verbale di interrogatorio. Indagini sono in corso per capire se Misseri avesse precedenti specifici. Sembra che comunque si trattasse del primo ‘assalto’ dello zio verso la nipote. Ma questo aspetto rientrerebbe in quel 5-10 per cento di aspetti che, stando alle parole dello stesso procuratore, andranno approfonditi.

Era stato Misseri a ritrovare il cellulare della ragazza senza batteria e scheda sim, il 29 settembre, a oltre un mese dalla scomparsa, in un uliveto di contrada ‘Tumani’ non lontano dal luogo del ritrovamento del cadavere. Ed era stato lo stesso Misseri a indicare agli inquirenti il casolare e il terreno di sua proprietà all’interno del quale si trova il pozzo nel quale è stato ritrovato il cadavere. L’uomo è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria per omicidio volontario.

La mamma di Sarah, Concetta Serrano Spagnolo, ha appreso della notizia durante un drammatico collegamento in diretta con la trasmissione Rai ‘Chi l’ha visto?’ che veniva effettuato proprio da casa del presunto assassino a pochi metri dal garage, attiguo alla villetta, dove sarebbe avvenuto l’omicidio forse nel corso di un tentativo di violenza sessuale. Ma questo saranno gli esami e le indagini successivi a stabilirlo.

Concetta Serrano, insieme alla sorella Emma, ”ha passato tutta la notte nella sua abitazione davanti a un tavolino in attesa di notizie dimostrando una grande dignità”, riferisce all’ADNKRONOS l’avvocato Walter Biscotti, uno dei due legali della famiglia Scazzi. Della notizia sono stati informati sia il padre che il fratello di Sarah che si trovano a Milano per motivi di lavoro.

”Il ritrovamento del telefonino è stato quasi un modo per dire ‘venitemi a prendere’, una sorta di messaggio per farsi scoprire da parte di chi non ce la fa più a mantenere un segreto”, ha detto ancora Biscotti. ”Ovviamente questa è la mia opinione da avvocato – precisa – ma di casi simili ne sono successi altri. Evidentemente non ce la faceva più a mantenere quel segreto e una parte di sé e della sua coscienza e’ venuta fuori. Altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui ha tirato fuori il telefonino peraltro gettato lì poco prima del ritrovamento”.